Di fronte a me sono sedute due ragazze, una bionda e una mora; una sta andando ad un concorso per gatti, l'altra ad un campo scout. "Tu?", mi chiede la bionda. "Io sto scappando", rispondo seria.
Bologna è una città che conosco soltanto per averne sentito raccontare. Pochi giorni per staccare da tutto, cellulare compreso. La Socia mi fa conoscere il suo mondo fatto di persone divertenti e gentili che mi fanno sentire subito a casa. La musica dal vivo, i bicchieri sempre pieni e le notti che diventano velocemente mattine. Le chiacchierate sul balcone, le passeggiate, il gelato più buono della mia vita. Seduta al bancone guardo Ari lavorare e nel frattempo ascolto le confessioni di gente sconosciuta, dispensando consigli; anche qui c'è qualcuno che sostiene che dimostri diciannove anni. E' a Bologna che mi viene da pensare al fatto di essere ragazzina sempre e comunque. Forse per le ballerine rosa, forse per la t-shirt del Disney Store che uso come pigiama. Forse per tutta una serie di cose che stupiscono chi mi incontra, cose di cui non mi rendo mai perfettamente conto. E' qui che capisco che Brenda Walsh mi sta stretta, finalmente.
Al ritorno riprendo a scrivere sulla moleskine, stilando con una lucidità inaspettata una nuova lista di priorità. Dopo un paio di giorni, mi rimetto in viaggio.
Le prossime settimane saranno piene di treni. Non sapevo fosse così bello essere una ragazza con la valigia.
"Io non ho sentimenti / solo sensazioni
Io non ho sentimenti / solo situazioni"
(Post, Marta sui tubi)
Ieri.
Circolo degli Artisti, concerto dei Marta sui tubi. C'è la birra, c'è la folla. C'è CoinquiLaura, c'è un pacchetto di sigarette che lentamente si svuota. Aprile è fatto di giornate strane riempite dalla voce di Giovanni, uno di quelli che, secondo la sottoscritta, sarebbe capace di cantare l'elenco del telefono risultando comunque sexy. So già che ci sono un paio di canzoni che in questo mercoledì non dovrei ascoltare, però faccio finta di niente. Succede all'improvviso. Prima solo una lacrima, poi il resto. In quel momento riesco a pensare soltanto che ho fatto bene ad usare il mascara di Dior perchè non sbava, riuscendo anche a piegare le labbra nell'imitazione di un sorriso. Canto insieme alla folla e piango. E' come svegliarsi da un'anestesia. Fa male, ma è meglio così. All'uscita mi imbatto in Aid0ru ed Enrica. Abbracciarle è una bellissima sorpresa.
Prima.
Non lo so, non l'ho ancora capito e forse non lo capirò mai. Il prima, dico.
Poi.
C'è un treno, domani. Altro che castello di carte, qua si prova a vivere. Nonostante tutto, aggiungerei.
[Marta sui tubi playlist: Perché non pesi niente / Vecchi difetti / L'abbandono / Cenere]
Non sono mai stata brava a fare castelli di carte. Non ci so fare con gli equilibri, si sa. I gesti lenti e precisi non fanno per me, per non parlare del trattenere il respiro, della contemplazione immobile e del resistere all'impulso di distruggere tutto. Adesso il castello di carte sono io e questa non è una bella sensazione. Se non riesco a costruirne uno, figuriamoci se mi piace pensare di essere una cosa così fragile. Sono un castello di carte che cerca di non crollare. Ai posteri l'ardua sentenza.
Cambiamo argomento, per favore.
[On air: Great dj - The Ting Tings / That's not my name - The Ting Tings]
. Ci sono cose che mi fanno letteralmente prudere le mani. Ad esempio, le coppiette che si baciano appassionatamente davanti alle porte di un Eurostar. Oppure i libri furbi, quelli che una volta terminati mi lasciano una sensazione di fastidiosa irritazione. "L'eleganza del riccio" è uno di questi: un librino-ino-ino, senza sorprese ma pieno di retorica e stereotipi. In realtà, non saprei spiegare come mai il romanzo in questione mi abbia fatto venire un'amarezza sconfinata che sfiora il cinismo cosmico; di sicuro, stavolta non è colpa delle mie ovaie notoriamente malfunzionanti. E' che da un libro mi aspetto di più, ultimamente. Forse mi aspetto molto da qualsiasi cosa, ultimamente.
. A pensarci bene, smettere di annotare cose sulla moleskine e poi decidere di aprire un tumblr è da incoerenti. Ergo, è perfetto.
. Uno dei miei comandamenti è di non uscire mai quando piove, a meno che non abbia finito le sigarette. Venerdi scorso mi è arrivato un sms e, nonostante la pioggia, ho fatto finta di non avere nessun comandamento. Avrei dovuto incontrare BiancoBi già qualche mese fa. Leggendo il suo blog mi aveva colpito il suo modo di raccontare e una certa serie di coincidenze che solo un mondo sconfinato eppure minuscolo come la Rete sa regalare. Abbiamo parlato sedute ad un tavolino di Campo de' Fiori, mentre alle nostre spalle qualcuno suonava la fisarmonica e un bimbo cercava di fregare le monete dal cappello delle offerte. Quando ci siamo abbracciate per salutarci, mi sono sentita più leggera. Perché è bello far diventare reali solo le persone interessanti, piene di vita. Anche questa volta sono stata fortunata, mi sa.
. Nelle fasi di transizione può capitare di voler cambiare qualcosa. Può succedere di decidere improvvisamente di cambiare taglio di capelli, tipo. Nel mio caso, si sta facendo strada qualcosa di diverso che ancora non riesco a definire con precisione, ma che somiglia a smettere di essere gratuitamente buonisti. Guardare le cose in faccia, ma anche smetterla di preoccuparsi per le buone maniere.
. L'ultimo singolo di Madonna fa cagare, tipo.
"E' davvero indispensabile che le rivoluzioni, di qualsiasi genere esse siano, alzino sempre, comunque, il prezzo e l'asticella delle loro ambizioni, perché, dopo l'inevitabile fallimento - di tutte -, qualcosa resti."
(Quirino Conti, "Mai il mondo saprà - Conversazioni sulla moda")
Quando sto un po' così cerco sempre di inventarmi un nuovo rimedio per sconfiggere un mood pericoloso che oscilla tra il frustrato, il confuso e il potenzialmente depresso. In questi anni ne ho provati tantissimi: le passeggiate ai limiti dello sfinimento corredate da una playlist ad alto tasso energetico, i collage estemporanei finto concettuali, l'immobilismo introspettivo basato sulla combinazione letto-sguardo al soffitto, lo shopping compulsivo, l'alimentazione autodistruttiva e le pulizie di casa stile casalinga sotto effetto cocaina. Ultimamente ne ho sperimentati un paio che mi sembrano più efficaci dei precedenti e ho deciso di condividerli con voi, cari lettori un po' bipolari. Di seguito, un utile vademecum per superare le vostre personalissime crisi di ciclotimia:
- Tipologia 1: irrequietezza nervosa.
Per i soggetti affetti da questa patologia, è utile non sostare in luoghi chiusi e solitari, a meno che non ricavino soddisfazione dal distruggere qualsiasi oggetto a portata di mano. Si raccomanda di frequentare posti affollati, possibilmente in orari di punta in cui la gente va di fretta e mostra quasi sicuramente il peggio di sé. Le situazioni preferite dalla sottoscritta sono le stazioni ferroviarie, le fermate della metropolitana e i supermercati. Una volta raggiunto il luogo prescelto, i soggetti affetti da questa patologia devono concentrarsi sull'osservazione della variegata fauna che li circonda, soffermandosi su chi in particolare sfoggia un'espressione più corrucciata e sbattuta della loro; devono inventare un'identità fittizia della vittima prescelta immaginando quale possa essere il segreto tormento che la affligge e, dopo aver pensato almeno a tre fantasiose cause di sfiga, potranno iniziare a provare un immediato quanto sorprendente sollievo. Ritornando a casa, si consiglia di scegliere il tragitto più lungo e di respirare profondamente ad intervalli regolari. Il segreto di questo rimedio sta nell'essere creativi: più si immagina qualcosa di improbabile e grottesco, più la cura funzionerà. Se il fastidio persiste, ripetere ciclicamente la sequenza.
- Tipologia 2: sindrome della pianta grassa.
I sintomi di questa patologia possono variare sensibilmente da un soggetto all'altro, anche se in tutti i casi si riscontra una propensione all'apatia con crisi acute di perdita di interesse verso le normali incombenze quotidiane e la tendenza a procrastinare qualsiasi cosa. I soggetti affetti dalla sindrome della pianta grassa non sono un bello spettacolo; a causa dei tempi lentissimi di reazione e del tono di voce monocorde unito allo sguardo da spigola tenuta troppo in forno, subiscono l'ostracismo di chi li circonda, il che può in alcuni casi peggiorare ulteriormente lo stato patologico in questione. Per superare brillantemente momenti di impasse mentale di questo genere, è oppurtuno ricorrere ad una cura d'urto da effettuarsi quando si è certi di essere soli in casa. Innanzitutto è necessario fare una doccia preparando la stanza da bagno nel modo che più si preferisce, ovvero scegliendo accuratamente una colonna sonora o accedendo candele se si è feticisti del genere; in generale, fare qualsiasi cosa utile a rendere confortevole l'ambiente. E' importante in questi casi preferire l'opzione doccia alla vasca da bagno, dato che per i soggetti affetti da questa tipologia di malessere è controindicato svolgere attività che permettano di proseguire ulteriormente in pericolose speculazioni interiori. A seguire, indossare un abbigliamento creativo che dia al contempo una sensazione di comodità e di libertà. Per finire, l'ultimo e più importante step: selezionare un pezzo musicale un po' coatto e prodursi con impegno in una improvvisata coreografia senza temere di poter sembrare ridicoli. Dopo numerosi tentativi, la sottoscritta è diventata bravissima ad esibirsi su questo pezzo rigorosamente in mutande e t-shirt imitando uno stile che ricorda in modo quasi sospetto un incrocio tra una ballerina di lap dance e un'aspirante Pussicat Doll. Alla fine della canzone, i soggetti precedentemente apatici inizieranno a ridere di gusto e, complici le endorfine prodotte grazie al ballo, si libereranno con successo della sindrome in questione. Per un po', almeno.
[Per gli scettici e per i cinefili, si raccomanda la visione di "Risky Business" di Paul Brickman, anno 1983.]
Le trasmissioni riprenderanno al più presto possibile.
Niente di grave, gente. Sono viva e lotto sempre insieme a voi.
- Speciale Appunti di Stile.
5. Acquistare t-shirt di band sconosciute rigorosamente bianche e oversize. Tipo questa.
4. Collezionare occhiali da sole low cost. A Roma da Mr.Bart: a Porta Portese allo stand 590 e a Via Sannio allo stand 191.
3. Scegliere un difetto a caso e farlo diventare il proprio punto di forza.
2. Eliminare dall'armadio i jeans a zampa di elefante. Dato che gli stilisti ci ricordano che questa estate saremo tutti hippie, ribelliamoci fin da adesso.
1. Dedicarsi al culto di nuove icone: Boboniaa, Vitamininmotion, Sherbet tone.
Extra: partecipa anche tu ad un set dedicato allo stile inviando una mail con una foto del tuo outfit preferito a batvalu[at]hotmail.it. Le migliori saranno pubblicate prossimamente su questi schermi. Per la serie: egocentrico è bello.
[Nella foto, l'outfit totally blue di Spora disegnato e realizzato da lei. Applausi. Voialtri fifoni sbrigatevi a farvi belli e inviatemi i vostri look.]
UPDATE: aspettando di riprendermi totalmente dall'influenza più stronza di sempre, rispondo ad un fashion meme. Grazie a Convallaria per l'invito.
- Sette cose che non sai del mio armadio.
7. Sono affettivamente legata ad un tubino nero un po' satinato di D&G. Ogni volta che lo indosso mi ritorna in mente un certo spettacolo teatrale e un periodo in cui credevo che da grande avrei fatto l'attrice.
6. La maggior parte delle giacche e delle borse che possiedo appartenevano a mia madre, a mia nonna e alla mia bisnonna. A pensarci bene, anche le sciarpe.
5. Fino a diciotto anni ho comprato solo roba Benetton e Sisley.
4. Comprare scarpe mi annoia, soprattutto perché quando lo faccio sbaglio sempre. Ergo, viva le Converse.
3. Non sopporto Roberto Cavalli, ma ho ben cinque cose disegnate da lui. Niente stampe animalier, ovvio.
2. Creo fasce per capelli con i collant.
1. Uso una borsa vintage come salvadanaio.
Alla stazione di Prima Porta lavora un nano. Veste sempre di blu e porta le Crocs.
Ho capito quasi subito che l'ironia non serviva a niente, perché non mi avrebbe più salvato. Eppure sono anni che la uso per difendermi. So fare una battuta, so far ridere l'interlocutore, ma so anche come evitare che si parli di me, delle cose che penso. So ascoltare, dare consigli, risolvere problemi sdrammatizzando. Eppure. E' successo che per l'ennesima volta ho provato a nascondermi dietro una frase, ma qualcuno mi ha scoperto. Niente più trucchi, da quel momento. E' stato come sentire il rumore di qualcosa che cade. Tipo un muro.
Nell'officina c'è un televisore acceso che trasmette un vecchio film in bianco e nero con Alberto Sordi. Sulla sedia pieghevole, il meccanico dorme.
Mettersi in gioco è un'espressione abusata e troppo vaga. In realtà, si tratta di avere a che fare con cose alle quali non vorresti pensare. Si tratta di non smettere mai di pensare. Lasciare scoperti i punti deboli. E' un'operazione che fa male, soprattutto all'inizio. Tutto cambia sapore. Non esiste più l'orgoglio. E' un esercizio di fiducia e a volte può costare anche molte lacrime. Però poi mi guardo allo specchio e scopro che è la prima volta che mi osservo veramente.
Il trenino ha i sedili verdi e odora di vecchio. Una coppia di quindicenni sfoglia un giornale. La testa di lui sulla spalla di lei.
Ho sempre lasciato le cose a metà nel momento in cui stavo per avere successo. Le eccezioni si contano sulle dita di una mano e sono meno di cinque. Le persone le ho lasciate quando iniziavano a non poter fare a meno di avere bisogno di me. In entrambi i casi, si è trattato di rotture brusche. Perché così era più facile. Era. Appunto.
Dietro il bancone del tabacchi si alternano due fratelli. Uno è scorbutico e l'altro no.
Dissimulare non è difficile, basta allenarsi. Rispondere gentilmente a chi ti chiede come stai cambiando impercettibilmente discorso; nei casi più eclatanti, negare l'evidenza. Compensare le mancanze con particolari fantasiosi. Immergersi in un libro. Coltivare con impegno un hobby. Essere di compagnia sempre e comunque. Abbinare con gusto i colori. Sostenere conversazioni su temi di attualità. Animare le cene, offrirsi di fare il caffè. Nei casi più gravi, dare educatamente buca.
Sull'autobus una bambina chiede alla madre quale sia la fermata giusta. Ha un cappotto rosa e copre di baci il finestrino.
Non mi piacciono le sorprese. In generale, non mi piace l'idea di essere in balia di qualcosa che non conosco. So bene quando è cominciata questa avversione, quindi sono abituata. Quando leggo i romanzi gialli indovino sempre l'assassino e sono convinta che sarebbe impossibile organizzarmi una festa a mia insaputa. Però. Sto imparando a perdere l'illusione del controllo e si sta rivelando l'imprevisto più bello di tutti i tempi.
La titolare del negozio di ottica non toglie mai gli occhiali da sole. Ogni settimana cambia paio.
C'è un posto nella mia testa che nessuno conosce. E' rimasto inaccessibile a chiunque, sempre. A chi mi ha amato, a chi mi è stato e sta tuttora vicino, a tutti. Ne sono sempre stata fiera. Quando anche questo muro è caduto, è stato come un terremoto. Prima sarebbe stato diverso, ma adesso non ho paura di dire che c'è un posto nella mia testa che appartiene a qualcuno.
Il cartomante di Piazza Vittorio indossa sempre pantaloni militari. Il passato è gratis, dice.